Alessandra Litrico e la sua raccolta “Rediviva”

Alessandra Litrico

La poesia è un bellissimo modo per esprimere le nostre emozioni, poter usare le parole senza uno schema logico, libere intente solo a farci provare sensazioni e suscitare riflessioni.  Rivelare l’essere e rivelare il rapporto che l’essere ha con il mondo e con gli altri questa è la poesia. 

Questa forma letteraria ed artistica nonostante siano passati i millenni resiste e muove ancora le nostre emozioni. Alessandra Litrico e la sua raccolta “Rediviva” ci ha colpito tantissimo.

Alessandra è di Catania del 1985. Nel 2015 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio Strade inquiete (Watson) e nel 2016 un suo aforisma è stato pubblicato nel progetto Bookpusher (Giulio Perrone Editore).
Laureata in giurisprudenza, si occupa di editoria e comunicazione on line per Dario Flaccovio Editore. Abbiamo voluto conoscerla e, soprattutto, farla conoscere ai nostri lettori. Far conoscere le sue poesie per tutta l’emozione che hanno suscitato in noi. Le abbiamo rivolto delle domande e lei, gentilissima, disponibile, umile e fresca come una rosa ci ha risposto.

Il tuo viene descritto come “un esordio poetico che fa seguito ad un percorso nato e cresciuto sui social network”, ci parli un po di questo tuo percorso?

Sono sempre stata molto presente e attiva sui social, in particolar modo su Twitter, dove fino a qualche tempo fa scrivevo tutti i miei pensieri. Questa compulsiva condivisione di frasi, post sul blog e articoli (collaboravo con qualche giornale), mi hanno aperto le porte del mondo dell’editoria. Un mondo che amo alla follia.

Al centro della tua poetica c’è il sentire, anzi l’urgenza del sentire. Da dove credi nasca questa urgenza e cosa si intende?

Probabilmente dall’esigenza di tirare fuori quelle che Pessoa chiamava “moltitudini”. L’urgenza deriva dalla passione per la scrittura. In fondo, voglio dire, peculiarità imprescindibile di ogni passione è proprio l’urgenza, quel tuffo in mare anche se sai che l’acqua è gelida, però lui ti chiama e non puoi farci proprio niente: devi andare.
Legata al mio “sentire” mi induce a scrivere in modo netto, strettamente legato alle mie emozioni, senza calibrare. Qualcuno mi ha detto che alcune parole sembrano lame, ed io credo intendesse questo.

Il tuo esordio, nonostante tu sia giovanissima, é del 2015 con il romanzo “strade inquiete”, dopo altri lavori arriva poi la tua raccolta di poesie. Perché nel terzo millennio ancora si scrive o si legge di poesia?

Chi scrive poesie lo fa perché non ne può fare a meno, perché è bello lasciare tracce, testimoniare anche contro se stessi.
Sai cosa penso? Spesso si scrive poesia per mettere da qualche parte l’amore, il dolore o altri sentimenti che non hanno trovato spazio altrove.

“Un tocco di vibranti emozioni, capaci di farti pensare a quale sia il fine delle vicissitudini quotidiane che accompagnano ognuno di noi nella vita” questo scrivono di te alcuni lettori. È questo ciò che volevi trasmettere?

Davvero lo hanno scritto?
La cosa più bella è aprire la posta, un social, una conversazione, e sentire qualcuno dall’altro lato che ha qualcosa da dirti. E riguarda te, ciò che scrivi, come e quanto gli “arrivi”.
Quando mi hanno letta estranei ho pensato di non meritarlo, mi sono sentita molto piccola. Ringrazio moltissimo chi dedica del tempo, perché il tempo è preziosissimo.

In Cecità semplificando potremmo dire che parli degli indifferenti, gli ignavi chiudendo con una provocazione dicendo che sarebbe più facile essere come loro. Credi davvero che la loro sia una vita più facile?

Credo di si. Chiudere gli occhi sulla realtà o non capire molte dinamiche alleggerisce il peso esistenziale.
Più capisci, più sai, più soffri, empatizzi e provi compassione. Il che è difficile, ma anche molto bello, perché è questo che ci fa umani.

E ancora “legami abitudinari e stanchi per loro sono amori” cosa é, invece, per te l’amore?

Quella sola verità che, in mezzo a mille bugie, ti guarda dritto negli occhi.
Lampante, palese, inspiegabile. Ho fatto una grande follia per amore, ma a pensarci bene è stata anche la cosa più giusta della mia vita.

“Verrà il giorno”. Al di là di ciò che scrivi in questa poesia che reputo bellissima, se oggi tu dovessi aspettare il giorno che verrà quale giorno aspetteresti?

Grazie di cuore, ne sono davvero felice, conservo in una parte di me ogni riferimento o opinione legata a ciò che faccio e ogni volta “grazie” mi sembra poco.
Quanto al giorno che verrà, accetto tutto ciò che incrocerà il mio cammino e non vedo l’ora di sorprendermi ancora. C’è troppa bellezza qui ed ora per desiderare più del dovuto ciò che ancora tarda ad arrivare. O forse lo dico solo perché sono un tipo puntuale.

Oggi ti senti più poeta o scrittore? Possiamo lasciare i lettori con qualche indiscrezione sui tuoi prossimi lavori?

Mi sento più una che non stacca gli occhi dal foglio bianco finché non è riempito. Senza etichette, ciò che siamo non le merita.
Penso e spero che tornerò di nuovo a coltivare qualche incipit, ogni tanto ne segno qualcuno ma poi il quotidiano e altre forme di scrittura mi assorbono.
Mi piacerebbe una collaborazione con tanti colleghi, qualcosa di corale, un lavoro di squadra. L’anno che verrà, magari, chissà.

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