Essere juventino. Un segno, una sorta di investitura.

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L’essere juventino non è una scelta che uno compie. La Juventus non si sceglie, ti sceglie. Il gioco del calcio è una passione che da secoli accende i cuori, infervora gli animi, fa esultare e maledire. Il gioco del calcio, l’essere sportivo, essere tifoso è vivere. Così, come in tutte le cose della vita, in molte almeno, non tutto è scelto da noi, molte cose sono loro a sceglierci. Ero un bambino il 29 Maggio del 1985, quel maledetto 29 Maggio. Doveva essere una serata di spettacolo, di festa, io bambino, appassionato di calcio, aspettavo quella serata in cui una squadra italiana avrebbe potuto vincere la Coppa dei Campioni, ero in trepidante attesa. Fu una tragedia, da bambino innocente non capivo come si fosse potuto arrivare a quello, trentanove morti persone che erano andate li per una festa, per seguire la loro passione ed invece erano morte in maniera atroce.

La Juventus la vinse quella Coppa dei Campioni ma, oramai, non contava più. Ciò che contava nel mio cuore erano quei colori bianchi e neri legati ad un orgoglio tutto italiano. Ciò che contava era una società, una tifoseria che quelle persone non le ha mai più dimenticate: PIU’ TRENTANOVE per sempre!

Ero un bambino un giovincello e mi accingevo a leggere le prime cose. Una panchina in corso Re Umberto uno dei viali nobili di Torino. Vi si ritrova un gruppo di amici uniti dalla passione per il football, quel gioco speciale da poco importato dall’Inghilterra. Vogliono fondare una società sportiva, sono ragazzi che studiano al Liceo ed il più grande non supera i 17 anni. Gioventù, in latino Juventus il nome che viene scelto. Era’ il 1 novembre 1897. Dal sogno di alcuni ragazzi nasce la società sportiva più gloriosa d’Italia.

C’era una volta

C’era una volta, proprio come certe favole che ti raccontano da bambino e ti formano e ti fanno diventare l’uomo che sei. La Juventus con l’avvocato Agnelli, la Juventus con il suo stile dentro e fuori dal campo. Non tutti i calciatori possono essere da Juventus bisogna avere talento, stile, disciplina. La Juventus racchiude i valori dello sport e li trasmette. Giovanni Raboni scrisse: “Si è tifosi della propria squadra perché si è tifosi della propria vita, di se stessi, di quello che si è stati, di quello che si spera di continuare ad essere. È un segno, un segno che ognuno riceve una volta sempre, una sorte di investitura che ti accompagna per tutta la vita, un simbolo forte che si radica dentro di te, insieme con la tua innocenza, tra fantasia, sogno e gioco”.

Questa è la Juventus. E’ uno spirito universale, non una squadra di una città, è molto di più, si è juventini in tutto il mondo perché è uno stile di vita, un modo di essere. Fino alla fine perché alla Juventus è vietato mollare, vietato non crederci, perché certe partite si possono anche perdere ma è il come a fare la differenza. Essere juventini espone a sfottò, vincere facile è uno di questi ma non è come gli invidiosi vogliono far credere, la vittoria è sempre e solo frutto di lavoro, sacrificio, passione e programmazione. Essere juventino spesso può sembrare difficile dinanzi a chi punta il dito, coltiva livore, chi vince diventa antipatico si sa ma anche questa è una sfida, anche questo è orgoglio.

Il bianco e il nero

Mescolando i tre colori primari spettrali si ottiene il bianco, mescolando i tre colori primari pittorici si ottiene un colore scuro: il nero. Nel primo caso si parla di sintesi additiva, perché si somma luce alla luce; nel secondo caso si parla di sintesi sottrattiva, perché si toglie luce alla luce. Quei due colori rappresentano questo, la vita, l’inizio e la fine, rappresentano i valori universali dello sport che tutti i bambini dovrebbero conoscere ed imparare, al di la del tifo di appartenenza, ognuno dovrebbe guardare a quel sogno chiamato Juventus nato su una panchina da giovincelli che saremmo potuti essere noi.

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