Giancarlo Siani. Dopo 33 anni siamo ancora a Fort Apache!

Il cronista ucciso dalla camorra che vive per sempre insieme a noi.

Ciao Giancà, oggi è il giorno in cui nel 1985 ti spararono dieci colpi di pistola sotto casa. Solo quattro giorni prima avevi compiuto 26 anni. Giancarlo Siani ventisei anni troppo pochi per morire. Moristi per mano della camorra solo per aver compiuto il tuo dovere di giornalista-giornalista. I tuoi articoli davano fastidio più di indagini di polizia, le tue denunce pubbliche mettevano a rischio i piani della camorra. Chissà cosa pensavi quel giorno, che musica stavi ascoltando, chissà se davvero dovevi andarci al concerto di Vasco Rossi. In fondo perché no, noi che non ti abbiamo conosciuto ti abbiamo sempre visto come Giancarlo Siani il giornalista-giornalista, quello delle denunce, della lotta alla camorra ed alle ingiustizie, sei sempre stato un faro per noi.

Eri un ragazzo di 26 anni, però, sicuramente amavi uscire, giocare, ti piacevano le ragazze, ascoltavi musica. Chissà se mai davvero qualche volta hai temuto per il tuo operare a Fort Apache (https://it.wikipedia.org/wiki/Fortapàsc), chissà se mai hai pensato che oltre a fare il tuo dovere di giornalista, libero, magari impegnato, stavi facendo molto di più. Chissà cosa hai pensato quando sotto casa ti hanno raggiunto quei dieci colpi di pistola. Oggi è quasi tutto uguale Giancà, mi piacerebbe una volta scriverti che ce l’abbiamo fatta, che la camorra è sconfitta, che non esistono più ingiustizie.

Ed invece, come ogni anno, Giancà devo scriverti che qui siamo ancora a Fort Apache, che in questo periodo a Napoli ci sono le “stese” e fanno paura, fanno rumore ma lo Stato, il Governo è ancora assente Stese, baby gang, camorra: ma cosa sta succedendo a Napoli? e nessuno risponde, nessuno interviene. Noi siamo sempre qua a Fort Apache non ci adeguiamo, non ci arrendiamo ma la camorra si dirama, i suoi tentacoli avvolgono tutto e tutti. Oggi anche i datori di lavoro sono camorristi Giancà. Hanno fatto leggi che cancellano i diritti, cancellano la dignità di chi lavora. Invece che con dieci colpi di pistola ti uccidono lentamente, ti spengono che neanche te ne accorgi. Oggi la camorra è nelle Istituzioni, dove un portavoce che guadagna più del Presidente del Consiglio si permette di minacciare dipendenti di un Ministero solo come strategia di marketing,

L’articolo del Mattino con il quale si annunciava l’uccisione del suo cronista per mano della camorra

di comunicazione per coprire le nefandezze, le incompetenze dei suoi “politici” del suo governo. Oggi al Governo c’è chi ha truffato 49 milioni di euro agli italiani ed ha avuto la faccia tosta di concordare una restituzione in 81 anni. Da rabbrividire, da rabbrividire, soprattutto, dinanzi agli italiani che lo plaudono nonostante tutto, nonostante le sue promesse disattese.

Oggi, però, caro Giancarlo c’è anche chi ti ricorda. Con coraggio e passione ti prende come esempio, c’è una generazione cresciuta sotto il tuo esempio ed altre che stanno crescendo. Oggi da Torre Annunziata, liceali, dicono questo di te Giancà: “Giancarlo Siani con passione, coraggio e onestà ci ha insegnato il vero significato dell’onore. Onore è sentire violata la dignità umana dinanzi ad una ingiustizia grave, è far seguir dei comportamenti indipendentemente da svantaggi e vantaggi, è agire per difendere ciò che va difeso”.

Chissà se ci guardi da lassù Giancà e come è la vita dopo la morte. Noi lottiamo ancora qui, non ci stancheremo, non ci rassegneremo a volte cadiamo, spesso ci facciamo male. Come dicevi tu però: “Puoi cadere migliaia di volte nella vita, ma se sei realmente libero nei pensieri, nel cuore e se possiedi l’animo del saggio potrai cadere anche infinite volte nel percorso della tua vita, ma non lo farai mai in ginocchio, sempre in piedi”. 

 

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