I Savona…. rola. Gli imbonitori. Gli impostori.

Adesso basta, adesso si sta esagerando. L’economista del popolo Paolo Savona, nemico giurato della grande finanza internazionale e dei poteri forti, frequentava insieme a Gianni Agnelli quelli della Bilderberg, il clan esclusivo e riservato dei potenti della Terra.
L’angelico Paolo è stato presidente di Impregilo, la ditta costruttrice dell’inceneritore di Acerra (Napoli) uno degli inceneritori più grandi di Europa utile solo per i suoi utili a discapito dei cittadini, ed amico del suo amministratore delegato Piergiorgio Romiti. Insieme, nel corso di una telefonata intercettata, rivelarono in anteprima di aver vinto l’appalto per la costruzione del ponte sullo stretto (cosa realmente realizzatasi poi) su specifica assicurazione pare di Marcello Dell’Utri.
Nel 2009, Savona fu processato con l’accusa di aggiotaggio, ma il reato finì in prescrizione.
È stato direttore di Confindustria e tra i fondatori dell’Università privata Luiss, ma anche presidente del Consorzio Venezia Nuova per la costruzione del contestato MOSE.

Insomma un perfetto ministro della nascente terza repubblica a guida grilloleghista. Una volta vi erano i Partiti quelli che facevano la Politica, elaboravano contenuti, proposte, avevano idee ed ideologie e gambe ed uomini per farle camminare queste idee, avevano la militanza, le scuole di formazione, erano luoghi di confronto e crescita, nei partiti il contadino poteva crescere ed imparare ed in alcuni casi assumere ruoli istituzionali, il giovane si faceva le ossa, l’operaio rivendicava i propri diritti e li vedeva messi in pratica. Dai partiti e dalla politica si formavano le classi dirigenti del futuro, nell’imprenditoria, nelle istituzioni, nelle università. Oggi ci hanno pian piano portato a credere che i partiti erano il male (non i farabutti che hanno approfittato delle loro cariche), che la politica è marcia e pian piano hanno fatto si che la politica venisse sostituita dall’antipolitica. Antipolitica che è lamentarsi di tutto e tutti, non risolvere il problema indicando soluzioni ma amplificare ed evidenziare il problema per proprio tornaconto. Oggi non ci sono i partiti ma, a vedere i risultati, direi che forse non erano loro il male assoluto, oggi ci sono comitati elettorali e quelli questo fanno, fanno propaganda 365 giorni all’anno. Non elaborano, non mediano, non si rivedono in ideologie (a chiacchiere) ma fanno propaganda spicciola, becera. Quello a cui stiamo assistendo in questi mesi dal 4 marzo ad oggi farebbe nauseare chiunque, tranne che gli italiani evidentemente. Tutti colpevoli, nessuno escluso. A partire da chi ha gettato fango sui partiti e poi ha ripetuto uguale uguale quello che hanno sempre fatto loro, ha messo in piedi gli stessi schemi, le stesse liturgie, le stesse alchimie ma in maniera molto più pericolosa perché finalizzate esclusivamente alla propaganda. Tutti colpevoli da chi la Costituzione voleva cambiarla, non oso immaginare oggi cosa sarebbe successo, a chi la difesa solo per mera propaganda senza neanche conoscere i contenuti di quello che andava difendendo. Chissà forse erano convinti che prerogativa del Presidente della Repubblica era tenere il discorso di fine anno prima del cenone. Direi che adesso basta state esagerando chi sbraita gridando al golpe, chi si indigna e vuole scendere in piazza a tutela della democrazia. La Democrazia questa sconosciuta, la democrazia si esercita all’interno di schemi ben definiti e predefiniti altrimenti diventa qualche altra cosa, la Costituzione Italiana (o di una qualsiasi Nazione) è lo schema nel quale si esercita la democrazia, fuori da questo schema sarebbe altro sarebbe prevaricazione a proprio uso e consumo. Una volta quando eravamo piccoli ci insegnavano che la libertà di un uomo finisce dove inizia la libertà di un altro uomo, una sorta di costituzione di schema all’interno del quale poter esercitare la democrazia. Oggi no oggi vanno avanti per slogan tantissimo, tantissimo aiutati dai social da internet dove ognuno può scrivere il cazzo che gli pare attribuendolo a chiunque. Oggi con questi strumenti esclusivi di propaganda prima creano il malcontento nelle persone per poi cavalcarlo. La pubblicità è questo che fa: fa nascere il bisogno, fa credere alle persone che si abbia il bisogno di una certa cosa per poi lanciarla sul mercato una volta che questa è inculcata nelle menti delle persone. Questo fanno oggi gli pseudo movimenti o pseudo partiti. Oggi per un voto di percentuale in più si è portati, o peggio, riportati l’Italia in una situazione critica e pericolosa ma nessuno, nessuno voleva governare, nessuno oggi nasce per governare, oggi si nasce per prendere voti occupare quanti più  scanni possibili (visto che la parola poltrona è bandita) è una mera logica di spartizione e di esercizio del potere finalizzato al potere stesso. La verità è che le scorciatoie non hanno mai portato a nulla di buono, l’improvvisazione e l’approssimazione non hanno contenuti non portano soluzioni, molto più comodo e facile starsene dal balcone a sbraitare ed arrivare al 30% quello giù al sud si dice o “cummanà è meglio do fottere” comandare è meglio che fottere, come dire faccio il gallo sulla monnezza col mio 30% piuttosto che affannarmi e farmi il malanimo nel Governo vero di una Nazione. La tristezza è che per un nome di un ministro Savona, appunto, il Savona di cui sopra, si rinuncia a fare il reddito di cittadinanza, ad abbassare le tasse, ad abolire la Fornero, a tutto il libro dei sogni che avevano indicato nel loro programma, si rinuncia a quei contenuti che servivano a tutelare i cittadini a portarli all’interno delle istituzioni, ad aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, il tutto per un nome. Scusate ma chi vi crede? Ma voi veramente pensate di poter fare propaganda 365 giorni all’anno per tutti gli anni, tenere gli italiani sul filo della corda, prendere il vostro 33% spartirvi e godervi il vostro potere, alimentare il vostro ego, le vostre manie di grandezza senza dare un minimo di soluzione ai problemi che veramente toccano la vita dei cittadini? L’Italia non si è desta, non ancora, ancora no… ma per quanto tempo.

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