Movimento delle sardine una ritrovata speranza.

Alcune notti portano incubi, altre cullano sogni. Nasce così il Movimento delle sardine, da una notte insonne di un 32enne bolognese, Mattia Santori, mettere in piedi un movimento che si contrapponga agli urlatori della politica. Ai seminatori di odio, ai fomentatori della paura. Nasce così il Movimento delle Sardine che da Bologna sta invadendo la Nazione. Così nasce il sogno di un Popolo che, in fondo, in cuor suo non si è mai rassegnato ad una deriva populista, oltranzista, che riecheggia lo spettro del fascismo. Nasce così, l’incubo di Salvini l’incontrastato leone da tastiera capace di slogan e propaganda. Incapace di guidare una Nazione e risolvere i problemi quando il fato glielo ha consentito.

 

Le sardine

Stretti come sardine, si sta così quando in migliaia si riempie una piazza. In silenzio come sardine perché di urla e di comizi inutili ne abbiamo avuti fin troppi mentre i problemi restano e si aggravano. Seimila in piazza a Bologna per superare il numero di chi sarebbe andato ad ascoltare, in contemporanea, Salvini. Quella sera del 15 Novembre in Piazza Maggiore, però, di manifestanti ve ne erano 15mila e stavano diventando inconsciamente il Movimento delle sardine. L’organizzazione di Mattia e dei suoi tre amici va in porto, non sarà stato facile organizzarla in pochissimi giorni ma, evidentemente, la gente aspettavo un pretesto. Occorreva una scintilla per far divampare il fuoco della speranza che, ripeto, in fondo, nei nostri cuori non si era mai spento. La gente si riversa nella piazza, le sardine hanno rotto la propria scatola e stavolta sul serio, non è uno slogan di partito. Come, spesso, accade nei momenti più topici il vento inizia a soffiare, porta lontano l’idea, coinvolge altri. E si sa non si ferma il vento con le mani. Non si ferma la tempesta con un post sui social o con una battutina arrogante. Altre piazze, altre sardine, si mobilitano, passano notti insonni perché la speranza nel petto brucia.

Le piazze

Da Bologna in Piazza Maggiore a Modena il 18 in Piazza Grande il passo è breve. Intanto sui social è tutto un tam tam, un nascere di gruppi di sardine entusiasti, finalmente liberi di poter gridare il proprio dissenso. Perché quando la sconsideratezza esagera, la sbruffoneria prende il largo, l’arroganza dilaga gli spettri del passato riemergono c’è una sola risposta da mettere in campo: Resistenza! Così altre piazze si svegliano: Sorrento il 21 novembre; Napoli il 30 Novembre; Milano il 1 Dicembre.

Cosa è il Movimento delle sardine

Le sardine sono il popolo che partecipa, che si fa resistenza, che spontaneamente manifesta il proprio dissenso. Dissenso verso una pseudo sedicente classe dirigente che ha perso la bussola. Verso una politica divenuta una perenne campagna elettorale dove chi urla di più e denigra l’avversario vince. Dissenso verso il comizio permanente che non porta risultati, non amministra, non risolve i problemi. Dissenso verso Salvini che incarna tutto questo. Non dimentichiamoci che lui solo lui tenta di far cadere il Governo e si ricolloca all’opposizione proprio per continuare questo suo gioco, perché è l’unica cosa che gli riesce. Resistenza verso lo spettro del fascismo e dell’autoritarismo che si fa sempre più palese.

Senza partiti senza bandiere perché i partiti così come li conosciamo oggi hanno fallito. Tanto è vero che la gente deve auto organizzarsi per sopperire alle carenze, principalmente di una sinistra che ancora stenta a ritrovare la sua ragion d’essere i suoi veri valori e principi. Senza programmi perché per ora si manifesta la presenza, l’essere vivi e vigili. Senza illusioni perché la strada è lunga ed irta e al tempo dei social basta poco per criticare e strumentalizzare. Anche senza rimpianti, però, perché di stare fermi a guardare proprio non ci si riusciva più, perché quando in passato si è stati fermi a guardare sono nate tragedie. Perché se un domani qualcuno ci chiedesse “ma voi dove eravate quando succedeva tutto questo, cosa facevate per fermare questo scempio” noi non vogliamo, non possiamo rispondere eravamo fermi a guardare.