Partecipazione? Cosa resta di un vaffanculo.

La partecipazione non può essere approssimazione. Dopo mesi dalle elezioni e, due mesi, di Governo Lega-CinqueStelle ciò che più emerge è l’approssimazione, spesso l’improvvisazione che stanno mettendo in campo. Finita (?) la campagna elettorale i due partiti, soprattutto il movimento, si trovano a fare i conti con la realtà, con il cimentarsi per risolvere i problemi. Ebbene questo più che il governo del cambiamento sembra essere il governo dell’immobilismo, dopo mesi, nessuna legge varata. Nessuno dei proclami, di campagna elettorale, è divenuto oggetto di dibattito per portare ad una proposta, una soluzione, una legge.  Governo del cambiamento: si delle idee ogni 5 minuti.

Tante chiacchiere, tanti slogan ma tutta fuffa.

la propaganda ha sostituito l’informazione

Viene da chiedersi cosa resta di un “vaffanculo”, quella verve, quei buoni propositi con cui i grillini hanno costruito la propria fortuna politica. Dovevano essere l’apriscatole che avrebbe rivoltato il Parlamento sottosopra lo avrebbe, appunto, aperto come una scatoletta di tonno ed invece. Invece gli unici sforzi del movimento sono stati quelli di una lottizzazione del potere: dai servizi segreti alla Rai, dalla Cassa depositi e prestiti a Finmeccanica e poi decine di altri posti chiave dietro le quinte i due leader e i loro fedelissimi stanno giocando la partita vera. Quella del potere.

La tanto decantata partecipazione, carissima al movimento è scomparsa. Tutti partecipi affinché nessuno partecipi. Questo quanto messo in campo dal movimento, anzi dalla Casaleggio associati proprietaria del movimento. Tutti buoni e zitti nascosti dietro il loro: “fateli lavorare” “si ma quelli prima di loro?” “e allora il PD?” “state rosicando“; ecco cosa resta dei buoni propositi. Questo è ciò che rimane delle cinque stelle. Il manualetto di risposte pronte e preconfezionate da ricacciare in faccia a chiunque non la pensi come loro. Mai un contenuto, un merito di una questione, mai un dato.

La propaganda ha sostituito l’informazione.
Far “crescere la democrazia” significa sforzarsi di sviluppare la critica e l’autocritica. In altre parole tentare di essere obiettivi. In quest’epoca di spettacolarizzazione e comunicazione mediata dai nuovi media digitali la Democrazia, cosi intesa, sembra svanire del tutto. L’estate, però, volge al termine e quello che, in altre epoche, si sarebbe definito governo balneare, si troverà a fare i conti con il quotidiano. La gente smetterà di cazzeggiare sui social e dovrà guardare in faccia la realtà, i propri problemi. Quelli che, nonostante, il governo del cambiamento, nonostante la terza repubblica, nessuno ancora gli ha risolto.

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