The last of us part II: lesbiche, erba, lotta ai fascisti. Perchè ne parliamo.

Questa volta vogliamo parlare di un gioco per Play Station 4, non una recensione vera e propria perché non è questo il compito del nostro sito. The last of us part II: lesbiche, erba, lotta ai fascisti. Tratta temi non usuali per un video gioco. La diversità di voto da parte della critica e da parte degli utenti è così elevata, così marcata che abbiamo voluto provare a farci qualche domanda. Analizzando con voi il fenomeno.

 

A prima impressione potrebbe sembrare il classico gioco commerciale. Pompato da una massiccia campagna mediatica, dove le critiche “asservite” al sistema spingono nel creare una aspettativa esagerata. Un gioco che poi alla prova dei fatti si rivela un flop. A prima impressione, però. Se si da una occhiata al sito Metacritic, infatti, si può notare il voto della critica 95 a fronte del voto degli utenti comuni, i giocatori veri, che registra un magro inaspettato 4.0, il che sa davvero dell’incredibile.

 

The last of us part I il perché del capolavoro

Veniamo al gioco per spingerci nel nostro ragionamento. The last of us II raccoglie l’eredità del primo capitolo. L’umanità è messa a rischio da un virus che trasforma gli uomini in una sorta di zombie carnivori, i cricker. Una coppia di furfanti si trova a dover scortare una ragazzina immune a questo virus (lei è ignara di questa cosa) presso una struttura clandestina di ribelli, chiamati le luci. Grazie a lei si vuole recuperare un vaccino. Dopo mille peripezie il protagonista Joel, che aveva perso la sua figlioletta a causa di questa pandemia, perde anche la compagna e si ritrova ad affrontare questo viaggio con la piccola Ellie.

Le disavventure, il viaggio, fortificano il loro legame. Joel da burbero dal cuore indurito si ritrova affezionato alla piccola Ellie, quasi fosse una figlia. Alla fine decide di salvare il destino di lei piuttosto che quello dell’umanità, nascondendo con una bugia il tutto alla stessa Ellie. Una storia coinvolgente, il carattere dei protagonisti e la grafica e le meccaniche di gioco innovativi hanno entusiasmato la platea di giocatori (noi compresi) e fatto amare questo gioco.

The last of us part II: lesbiche, erba, lotta ai fascisti.

Il secondo capitolo ambientato quattro anni dopo ci presenta una Ellie non più bambina innocente. Bensì una adolescente ribelle, alla scoperta della sua sessualità che mostra un rapporto saffico con una delle nuove protagoniste del gioco. Le due ragazze in una scena oltre che baciarsi fumano anche dell’erba insieme. Ebbene dopo qualche ora dall’uscita del gioco, praticamente il tempo di installarlo e farsi il tutorial, sul sito metacritic (sito che permette di raccogliere voti e recensioni degli utenti) una valanga di recensioni negative e voti bassissimi sta travolgendo il giudizio ed il voto altissimo delle critiche di professione.

La nostra curiosità e ciò che vorremmo approfondire con tutti voi è proprio questo. Questa che ci pare una posizione aprioristica che nulla ha a che vedere con il gioco in se.

Viene dunque da chiedersi se questa posizione aprioristica non sia collegata all’evoluzione del personaggio della protagonista. La bambina è divenuta una giovane lesbica intelligente, indipendente e incazzata. Possibile abbia fatto storcere il naso a un certo tipo di pubblico? In totale distonia con il primo capitolo che era la storia di un figo con la barba e di una ragazzina che si barcamenano in un futuro distopico non troppo lontano in cui l’umanità rischia l’estinzione a causa di un virus. Che i giocatori siano una massa indefinita di conservatori? O, piuttosto, semplicemente, l’omofobia ed il sessismo sono cose talmente insite e radicate in questa nostra società che tutti, senza accorgerci, ci troviamo in difficoltà a doverli affrontare realmente?

La realtà

La sontuosità del gioco e la trama monumentale ci fanno propendere per questa ipotesi. Il racconto di The Last of Us Part II comincia proprio spiegando quanto sia difficile andare avanti, sopportarsi, coltivare un rapporto nato per necessità e protetto da una bugia a cui non è possibile credere.

“Il gioco costruisce un intreccio narrativo monumentale e impeccabile. Una trama travolgente, instancabile. Per trenta ore smonta e sconvolge ogni convinzione dell’utente, portandolo a rivalutare ogni personaggio, a riflettere persino su sé stesso e sui propri principi etici e morali”. (leggi recensione completa https://www.everyeye.it/articoli/recensione-the-last-of-us-2-grandi-giochi-generazione-49007.html)

“Basterebbe questo per rendere The Last of Us Part II un prodotto prezioso. Un altro grande tassello nel lungo percorso di maturazione del videogioco. Una affermazione di una nuova autorialità, che metta in discussione il ruolo dell’immedesimazione e sfrutti l’interazione come strumento critico, e non solo come mezzo per amplificare l’immersione. Basterebbe, ma il secondo The Last of Us è molto di più di questo. Ad esempio, è un gioco più completo, diversificato e strutturato di tanti altre pietre miliari del settore. E’ un kolossal interminabile che esplora con instancabile curiosità una gamma impressionante di linguaggi; è una sfida continua e stimolante, e pure una lezione di vita.”

Queste le affermazioni della critica che si è espressa solamente dopo aver giocato e terminato l’avventura. Ecco il perchè del nostro punto di domanda. Come sia possibile che tutto questo (anche noi lo abbiamo verificato in prima persona) si tramuti in un astio ed un voto bassissimo da parte degli utenti? Perchè, soprattutto, senza averci neanche giocato del tutto si corre a demolire un gioco?

Evidentemente l’omofobia, il sessismo, la diversità sono nemici più  latenti e più duri a morire dei Cricker. Non per questo, però, bisogna rinunciare alla battaglia, non per questo bisogna arrendersi a questi preconcetti della nostra società.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.